L’arte di strappare: Jacques Villeglé
ilmattinodipadova.it – Jacques Villeglé, classe 1926, è un piccolo, grande uomo, un artista grandissimo, ha gli occhi vivaci e il sorriso triste di Charlie Chaplin, vive e lavora a Parigi. Domani al Centro Culturale Altinate si apre la sua mostra “Lettere e frammenti”, 150 opere. “La retrospettiva (che chiude l’edizione 2011 di Ram) ci consente di scoprire – dice la curatrice Dominique Stella, autrice di un saggio luminoso su Villeglé – un percorso che va dai Décollages d’affiches agli ultimi manifesti strappati nel 2000 e segni socio politici che presentano il lavoro più recente dell’artista tra tele, disegni e sculture”. L’approdo di Villeglé a Padova è nato dalla collaborazione tra l’assessorato alla Cultura e Carlo Silvestrin.1947, una notte a Saint-Malo. Jacques ventenne, lo immaginiamo con in testa un basco da maquis, raccoglie sulle banchine rotoli di fil di ferro, resti del Muro dell’Atlantico, lacerti di manifesti. Archeologo del tempo presente compone questo materiale, tira fuori dall’ordito un filo conduttore: la lettera, ideogramma di base della nostra scrittura e la reifica, la trasforma in oggetto, ribelle all’estetica di una pagina ordinata; la stessa furia iconoclasta rispetto al consueto, allo stereotipato la troviamo, nota l’assessore Colasio, in Marinetti.
Villeglé confessa di aver abbandonato la tecnica dello strappo per la fatica fisica che comportavano queste imprese, soprattutto notturne, e queste appropriazioni. Esempi di immagini rapite dalla strada e di grafemi simbolici li troviamo in letteratura con Mallarmé e con i calligrammi di Apollinaire, ma al di là di questa ispirazione ottocentesca, Villeglé si inserisce perfettamente, con una narrazione fatta di segni a volta criptici, e di simboli, nel contemporaneo del Nouveau Realisme di Restan, César, Raymond Hains, Mimmo Rotella, Arman in cui però la base pittorica è più intensa. La svolta a partire dal 1969 quando vede su una parete del metrò di Parigi, in occasione di una visita del presidente Nixon in Francia, un grafismo particolare in cui il nome di Nixon è al centro di un turbine alfabetico fatto di segni socio-politici che colorano frasi lapidarie e slogan nichilisti. Ma lasciamo che Villeglé racconti la sua visione: “Sui muri di un corridoio ho visto le tre frecce dell’ex partito socialista, la croce gaulliana, la svastica nazista, la croce celtica iscritta nella O dei movimenti Jeune Nation, Ordre Nuoveau, Occident ….”.
“Una rassegna come questa di Padova che racconta le varie fasi della mia produzione – dice anche Villeglé – mi consente di riscoprire le opere, di riviverle e di inserirle in un contesto nuovo e più ampio”. Grande come un arazzo il quadrato magico, del 69 dopo Cristo, Sator/Arepo/Tenet/Opera/Rotas (il seminatore Arepone mantiene efficienti i suoi strumenti di lavoro), la magia dentro cinque parole che, sistemate una sopra l’altra, costituiscono un perfetto palindromo che corre in orizzontale e in verticale, una cosa da far impazzire Bartezzaghi. Villeglé istoria di simboli il quadrato magico: la A cerchiata di anarchia, la Tau della croce di Cristo, la S con le barrette del dollaro, la E dell’euro, la falce e martello, una bomba che esplode, si incrociano gli ingredienti del potere e le spinte critiche del contropotere. La mostra si apre domani alle 18 e alle 19,30 in piazza dei Signori sarà proiettata sulla facciata del palazzo del Capitanio un videomapping in 3D che presenterà alcuni aspetti del percorso del grande artista francese. Villeglé ha dedicato una sua opera alla città di Padova: nelle sue lettere quasi runiche ha scritto: “Alla Bella Padova, vivaio delle arti – Il Castello” e ha disegnato con precisione algoritmica il carro carrarese.
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2012/01/25/news/l-arte-di-strappare-jacques-villegle-al-centro-altinate-1.3106016







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