“Io, writer in fuga a Londra verso il successo”
Lucio Bolognesi da anni vive oltremanica, dove la sua “arte di strada” sta raccogliendo i favori di gallerie e pubblico

Qual è il riscontro del pubblico internazionale rispetto alle sue opere?
“Fino ad ora i pareri sono positivi e questo non può che farmi piacere. Vorrei continuare ad ampliare la mia visibilità proprio nei Paesi al di fuori dell’Italia. Il lato ottimistico della cosa è che all’estero c’è una maggiore ricettività verso l’arte di strada e ciò è un grosso stimolo a lavorare meglio e con dedizione”.
Qual è stato l’elemento dal quale è partita la sua carriera artistica?
“La scintilla è stata sicuramente l’aver visto a tredici anni un articolo sui graffiti in una rivista di skateboard dell’epoca, seguita dall’essere capitato davanti ad alcuni primi graffiti a Rimini, lungo il porto canale. Ricordo di esserne rimasto affascinato. Da lì in poi ho intrapreso il mio percorso di writer con lo pseudonimo di Lego per poi decidere, circa dieci anni dopo, di sperimentare altri tipi di espressione, pur rimanendo ancorato all’arte di strada”.
Come definirebbe le sue opere artistiche?
“Cerco di mescolare la forza del linguaggio e i canoni estetici di writing, street art e grafica con metodi di pittura tradizionali e riferimenti all’arte antica e moderna, prendendo ad esempio l’uso dell’oro dalla pittura sacrale medioevale ed un certo tipo di gestualità pittorica dall’espressionismo”.
C’è un messaggio diretto nelle sue creazioni?
“Più che ad un messaggio da lanciare sono interessato al rapporto tra l’opera e chi la guarda. Mi piace pensare che ognuno, secondo il proprio bagaglio culturale, possa arrivare a una personale definizione e visione di quello che sta guardando con relative emozioni e reazioni annesse, siano esse positive o negative. Bacon diceva che l’opera è ciò che uno vuole vederci. Penso di ritrovarmi appieno in questo modo di concepire l’arte”.
Se immaginassi un’opera per Rimini cose le verrebbe in mente?
“Fantastico da alcuni anni sul creare un’installazione/figura di grosse dimensioni, fatta di ferro e materiali di recupero e che interagisca con Castel Sismondo o con qualche altra struttura della città, magari il ponte di ferro della ferrovia, lungo il porto canale”.
Ha mai pensato ad una mostra nella sua città?
“Sì, certo. Fino ad ora ho partecipato solo a qualche piccola collettiva, ma sarei ben lieto di far parte di una mostra più ufficiale nella mia città d’origine. Mi piacerebbe anche poter organizzare una mostra che non includa solo il mio lavoro, ma le opere di tanti giovani artisti che ammiro e che meriterebbero visibilità. Per non parlare di quelli già famosi all’estero e che a Rimini sono pressoché sconosciuti. Tra l’altro penso che Rimini offra una serie di spazi molto interessanti e poco valorizzate come la colonia Bolognese o Villa Ombrosa. Senza dimenticare ciò che si potrebbe fare con gli spazi all’aperto o alcuni capannoni in zona portuale”.
http://www.nqnews.it/news/133136/_Io__writer_in_fuga_a_Londra_verso_il_successo_.html







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